Giovedì 22 aprile alle 14 potete trovarmi in diretta su Instagram @gaiavicenzi_psicoterapeuta. Chiacchiererò insieme a Sara Ibrahim, fondatrice di SIMA Stylist (@simastylistlondon), di abbigliamento e immagine di sé.
Sara propone di guardare al proprio guardaroba con il principio della sostenibilità, ovvero imparando a creare nuove combinazioni con gli abiti che si possiedono, dando vita a look diversi, ricercando nella propria storia contenuta nell’armadio nuovi racconti di sé.
Ho sempre pensato all’importanza dell’atto di vestirsi, atto quotidiano e condiviso da tutti, come comportamento intenzionale e frutto di una scelta che ha livelli di consapevolezza diversi. Decidiamo che abiti indossare sicuramente influenzati dal contesto culturale a cui apparteniamo, dal tipo di abiti che troviamo sul mercato e dalla nostra disponibilità economica, ma – a parità di queste variabili- ognuno definisce in modo diverso la propria apparenza perché in modo diverso considera la propria persona. Su questo aspetto incidono due variabili: la propria valutazione del proprio corpo (ovvero, quanto una persona è soddisfatta o insoddisfatta delle proprie forme e del proprio peso) e il tipo di investimento nei confronti della propria immagine (ovvero, l’importanza che ha la valutazione – cognitiva, comportamentale ed emotiva – del proprio corpo e della propria immagine). A diversi livelli, però tutte le donne considerano – soprattutto quando giovani- che la propria immagine corporea rappresenti una dimensione importante della propria identità e del proprio valore personale e questo aumenta la motivazione ad investire sulla stessa.
La psicologia dell’abbigliamento racconta come gli abiti abbiano molteplici funzioni per gli individui, molto oltre alla sola necessità di coprire o di proteggere dal freddo o dal caldo. L’abbigliamento crea l’apparenza e induce, attraverso la volontà dell’attraenza, a rappresentarsi nel modo migliore possibile, per piacersi e per piacere.
La scelta dell’abbigliamento è un processo che avviene in quattro fasi.
La prima è relativa all’atto dell’acquisto, ovvero l’esperienza dello shopping.
La seconda si riferisce all’atto della scelta dall’armadio di uno o più capi da abbinare, ovvero l’espressione e l’esito di una serie di valutazioni legate al motivo per cui ci si veste (per quale occasione, per quale contesto, con quali persone si interagirà), all’umore del momento, all’idea di noi che abbiamo in quel momento e all’idea di noi che vorremmo gli altri avessero di noi.
La terza rimanda al momento in cui ciò che si è scelto viene indossato che, simultaneamente, ci porta a considerare come ci stia, inducendoci ad una valutazione complessiva di quella che in quel momento appare la nostra immagine, ovvero il nostro corpo rappresentato da quei nostri specifici vestiti.
La quarta fase avviene quando ci si presenta agli altri, e ci percepiamo, identificandoci per come crediamo di apparire.
Credo che possa essere molto interessante un confronto con Sara, che è attenta a stimolare le donne – nel valore della sostenibilità- non tanto sul processo di acquisto quanto sulle tre successive fasi, integrandole per creare immagini di sé sempre nuove, dettate dal desiderio di giocare con la propria immagine e di divertirsi con essa.
