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Automonitoraggio

Quanto il nostro comportamento dipende dal contesto in cui ci troviamo ad attuarlo? In altre parole, quanto siamo sensibili alle richieste dell’ambiente quando ci troviamo ad agire nello stesso?Per esempio, nella scelta del nostro look, quanto siamo influenzati dalle situazioni in cui lo sfoggeremo? Per esempio, in uno studio condotto da Reddy e Otieno (2013) su un campione di donne inglesi dai 18 ai 55 anni, l’81.3% delle intervistate supportano l’idea che il proprio stile nel vestire sia influenzato dalla reazione che ricevono dagli altri.

Ma non è solo con i vestiti che noi ci esprimiamo.

Snyder, M. (1974) ha indicato con un termine, ovvero quello di automonitoraggio, la tendenza di un individuo all’ osservazione del sé e all’adattamento del sè alla situazione.

La teoria  cerca di spiegare il grado di adattamento del nostro comportamento al contesto sociale.

Secondo questo autore, vi sono due tipologie di individui: coloro che hanno un basso automonitoraggio e coloro che hanno un alto automonitoraggio.

La persona ad alto automonitoraggio è più incline ad adattarsi al contesto esterno:

“Si tratta di una persona che, al di là della preoccupazione per ciò che è ritenuto socialmente appropriato, è particolarmente sensibile all’espressione e all’autopresentazione di altre persone in situazioni sociali ed utilizza questi indizi come linee guida per monitorare la propria presentazione” (Snyder, 1974, p. 258)

La domanda che si pone è “La situazione in cui mi trovo come mi richiede che io mi comporti? Chi vuole che io sia?”

Le persone a basso automonitoraggio riferiscono l’attenzione più all’interno di sè piuttosto che all’esterno:

La domanda che guida tali soggetti nell’interazione sociale è: “Come posso essere me stesso in questa situazione?”. Si tratta dunque di soggetti guidati da principi interiori che preferiscono utilizzare una presentazione di sé stabile e costante. Ciò determina una variabilità comportamentale che è tanto più ridotta quanto maggiore è la stabilità delle proprie disposizioni interne. Nei soggetti a basso monitoraggio è pertanto presente una contenuta discrepanza tra stati interni e comportamenti manifesti e una minor sensibilità alla lettura degli indizi di appropriatezza situazionale (Snyder, Monson, 1975).

Non vi è un giudizio di valore rispetto all’appartenenza all’una o all’altra categoria, solo una differenza di atteggiamento nel porre l’attenzione al contesto in cui si colloca l’osservazione del proprio sè (esterno o interno).

Vuoi sapere se sei ad alto o a basso automonitoraggio?

Compila qui il questionario: scrivi nella colonna accanto alle domande 1 se la domanda è per te vera e 2 se è per te falsa. Se ottieni un punteggio inferiore a 12 sei a basso automonitoraggio. Se maggiore, a alto automonitoraggio.