Violenza economica: come riconoscerla, prevenirla e superarla
La violenza non è conflitto. Nella prima vi è un danno irreversibile, nella seconda vi è una relazione che permette una comunicazione. Nelle diverse forme di violenza di genere, molte di esse vengono perpetrate tra le mura domestiche. Si distinguono sei forme di violenza di genere: psicologica, fisica, sessuale, amministrativa, cyber violenza ed economica. In riferimento a quest’ultima, si intende con tale concetto una forma di “Violenza di genere «che viene esercitata dall’aggressore sfruttando la mancanza di conoscenza o il disinteresse delle donne per l’aspetto economico della loro vita e che può manifestarsi sotto differenti forme. Queste, come si vedrà, possono essere il controllo, la manipolazione, l’estorsione, il ricatto, come pure la privazione delle risorse monetarie che determina l’interruzione dell’autonomia delle donne e delle persone che maggiormente dipendono da loro, come le figlie e i figli» (Mercedes Ruiz Garijo, M. R. (2020). In: Pezzini B., Lorenzetti A.(a cura di), “La violenza di genere: dal Codice Rocco al Codice Rosso. Un itinerario di riflessione plurale attraverso la complessità del fenomeno”, Giappichelli Editore, To).
La violenza economica include una serie di comportamenti raggruppabili in tre categorie:
•impedire l’acquisizione di risorse
•impedire lo sfruttamento delle risorse disponibili
•e consumare le risorse della vittima
E’ possibile prevenire la violenza quando ancora vi è una fase di conflitto. E’ importante che la donna sia consapevole di quanto sta accadendo in famiglia e si interroghi sul perchè il proprio partner o il proprio padre decidano di escluderla dalle decisioni in materia finanziaria, impongano una gestione del denaro che li vede come unici attori, definiscano una serie di regole e di limiti all’accesso alle risorse economiche.
La donna deve comprendere che anche la violenza economica è un reato ma, allo stesso tempo, anche l’uomo deve conoscere gli effetti delle proprie azioni sulla propria vittima.
Gli interventi possibili dovrebbero prendere avvio dal modello della giustizia riparativa, intesa come «qualunque procedimento in cui la vittima e il reo e, laddove appropriato, ogni altro soggetto o comunità lesi da un reato, partecipano attivamente insieme alla risoluzione delle questioni emerse dall’illecito, generalmente con l’aiuto di un facilitatore. I procedimenti di giustizia riparativa possono includere la mediazione, la conciliazione, il dialogo esteso ai gruppi parentali [conferencing] e i consigli commisurativi [sentencing cirles]» (Basic principles on the use of restorative justice programmes in criminal matters adottati dalle Nazioni Unite il 24 luglio 2002)
Occorre dunque, da un lato, che l’uomo acquisisca la consapevolezza del disvalore sociale e della lesività della sua condotta prevaricatoria e violenta e, dall’altro, che la donna si senta libera di denunciare il danno, non solo economico ma anche psicologico derivante dall’abuso subito.
Di questi temi tratterò nel webinar gratuito di venerdì 20 novembre. Per iscriversi mandare una mail a violenza.economica.web@gmail.com